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Posts Tagged ‘SHIATSU’

Il sei aprile 2009, una mattina come altre quando la primavera descrive il Bel Paese con pennellate di fresco ed un’umida nebbiolina da una parte, ed il caldo sole del sud dall’altra. Una mattina tranquilla ma che sveglia il mondo con un cattivo sapore in bocca …

Gli orientali descrivono le prime ore del mattino, quelle che precedono abbondantemente l’alba, come “il tempo del polmone”, il tempo in cui tutto ciò che è vivente accoglie in se l’energia del creato con il primo respiro del nuovo giorno. Quella notte Madre Terra ha respirato, forte, con vigore distruttivo, con noncurante possanza, proprio dal suo addome, come ignara delle conseguenze che sulle sue creature questo mantice formidabile avrebbe procurato.

E quando il resto del paese dormiva, quando pochi iniziavano il loro turno di lavoro, gli studenti crollavano sui libri alla vigilia di un esame, quando la notte brava accompagnava alle loro case giovanotti e viveur, quando i medici del turno di notte al pronto soccorso speravano che questa passasse serena ed i poliziotti giravano lentamente nelle auto di ronda … in un punto preciso della terra, “Lei” ha iniziato a danzare una danza mortale, devastante ed ininterrotta, concedendo ai cuori il terrore del panico, delle ferite, delle ossa che scricchiolano e della morte, chiudendo i corpi in prigioni fatte delle stesse case che fino a qualche istante prima delle tre e trentadue minuti erano il caldo focolare domestico, la dolce alcova, la sicura fortezza e che alcuni minuti dopo le tre e trentadue erano delle fauci aggrovigliate e cieche.

La morte ha accolto molti, troppi, tanto che ci si chiede se il destino è davvero scritto per ognuno in maniera diversa, o se tanti sono la semplice parte dell’unità. Quanto cattivo sapore in bocca quella mattina, quando una così grande “parte di noi” si era spenta soffrendo ed altrettanta lottava per sopravvivere, contando ogni secondo nel buio dei loro nascondigli, prima che picconi ed asce fiutassero la vita e la premiassero con la luce del sole. E per fortuna non faceva tanto freddo.

Ognuno di quegli esseri viventi gridava e richiamava all’appello in ciascuno di noi esseri umani fortunati (?), ogni energia residua ed il frustrante bisogno di spenderla, fino all’ultima goccia, per i fratelli che avevano danzato con la terra quella mattina del 6 di aprile. I Volontari, della Protezione Civile, dell’Esercito, delle forze di polizia e delle Armi sostenevano i Vigili del Fuoco, trattenendo il pianto e cercando il sorriso da donare a quei volti sfiniti. Subito dopo gli artigiani costruirono servizi ed oggetti da offrire a chi non aveva più nulla. I commercianti non calcolavano gli interessi ed i guadagni quando è stato il momento di inviare le loro mercanzie a chi non poteva più acquistarle. E i Medici, e i Religiosi .. Ogni persona ha socchiuso gli occhi ed ha cercato in fondo a se stessa il proprio dono.

C’è un gruppo di persone che ha studiato e studia il miglior modo per comunicare utilizzando il mezzo più antico, il linguaggio universale e comprensibile in ogni punto del globo: il toccare.

Ci siamo chiesti, alcuni con ansia e timore di inadeguatezza, altri alimentando il dubbio che non servisse a nulla, se non fosse una buona idea afferrare i nostri pollici, i palmi delle nostre mani, i nostri cuori ad essi fortemente connessi per “deformazione professionale”, prendere il nostro coraggio, la nostra consapevolezza ed il nostro amore e portarli in quei posti dove pareva che l’amore fosse morto con i tanti che oggi sono sepolti, con le ferite profonde e con le speranze deboli..

NON PER UNO O DUE GIORNI”- gridò uno di noi con rabbia “NON AVREBBE SENSO” – ed un altro –“ bene, siamo forti e tanti.. offriamo noi stessi fino a che questa gente non ci dica :”grazie, non abbiamo bisogno di voi né di tutti gli altri; siamo forti di nuovo..” – E con tanta paura abbiamo detto “Si”.

Non per tre giorni o per dieci, non con un furgoncino attrezzato o in un bel gazebo.. abbiamo chiesto un buco, che non fosse tolto a qualcuno che potesse averne più bisogno, abbiamo chiesto un po’ d’acqua ed una stufetta, se questi beni pregiati non fossero per diritto di un bimbo senza la sua mamma o di un anziano che ne ha già viste tante nella sua vita, troppe ormai.

Ci hanno dato una stanzetta, piccola ma che odorava di cuore. È lì che dormiamo la notte dal mese di Novembre dello scorso 2009. È lì che spalanchiamo le finestre al mattino per cancellare i resti del sonno. È lì che offriamo noi stessi con il sorriso ad ogni persona umana che lì non viene in cerca di una casa, non cerca il cibo migliore di quello che troverebbe nelle tensostrutture adibite allo scopo, non cerca una terapia che con amore ippocratico viene donata da chi conosce la scienza della vita.

Delle sigle sono ricamate nelle nostre tshirt, acronimi che indicano il desiderio di organizzarci in gruppi che parlino di noi, che sostengano il comune desiderio di costruirci una professione il cui nome venga riconosciuto ed apprezzato.

Ed intanto siamo in Abruzzo, ci siamo e ci resteremo fino a che ci vorranno. Per un po’ di cibo e un giaciglio offriremo il meglio del meglio di noi stessi, con compassionevole distacco, con l’amore del cuore e della mente, con le nostre mani che hanno la forza del nostro grembo. Lo faremo per ore e per giorni perché crediamo che la malta che lega i mattoni delle nuove case di Onna, di Pizzoli, dell’Aquila e delle decine di frazioni che stanno costruendo la normalità, questa malta ha bisogno del soffio del cuore per legare e divenire indistruttibile a qualunque terremoto.

Siamo individui e ci chiamiamo: Flavia, Paola, Silvia, Serena, Monica, Donata, Patrizia, Tiziana, Adelina, Elena, Viviana, Gianni, Cristina, Daniele, Giovanna, Raffaella, Cinzia, Marta, Paolo, Alfredo, Roberta, Carlo, Marcello, Maurizio, Giampiero, Endrio, Marilisa, Alessandra, Francesco, Paolo, Franco, Margherita, Federica, Elisabetta, Alessandro, Luca, Letizia, Alfredo, Claudia, Valentina, Stefania, Sergio, Mariangela, Gabriella, Marika, Stefania, Marco, Stefania, Paola, Giovanna, Raffaele, Cristina, Fabrizio, Massimo, Barbara, Danilo, Armando, Carlotta, Luciano, Fabio, Nadia…

Questi nomi sono quelli di alcuni di noi che sono andati ad offrire trattamenti shiatsu alle persone dell’Abruzzo. Sono pochi nomi per tanti di noi, e grazie all’amministrazione saggia ed attenta del comune di Pizzoli e all’infinito sostegno della Protezione Civile, abbiamo potuto lavorare con e per le persone, che non sapevano nulla di noi, che guardavano deluse le nostre mani vuote e ci cercavano, poi, per avere di nuovo quel “nulla” che offrivamo.

Così le macerie tornano a chiamarsi terra e sassi, i morti sono i maestri della memoria dei sopravvissuti, e la terra tremerà ancora, come il nostro ego che tra timori, lacrime ingoiate e mani tremanti, china il capo all’umile consapevolezza di “servire”.

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Vicenza 22 febbraio 2010

Ciao a tutti.

Siamo tornati ieri da Pizzoli dove abbiamo trascorso due giorni…in “un altro mondo”!!!!!

Non e’ facile descrivere a parole quello che abbiamo provato, anche perché, in qualitá di allievi del 3 anno, la nostra esperienza nel mondo dello Shiatsu è ancora a livello quasi embrionale.

Trattare amici/parenti/colleghi che dicono di si solo perché non li stressi piú, o trovare persone che hanno davvero bisogno di  “qualcosa” che in quel momento diventi “tu”,  non è propriamente la stessa cosa….sono momenti che vanno direttamente al cuore e da li non si muovono piú …..

Vi vogliamo dare innanzitutto delle informazioni puramente tecniche, che vanno solo ad integrare quello che giá hanno riportato i ns predecessori.

Come sapete l’alloggio che ci accoglie è un ex albergo, chiuso da oltre 15 anni e riaperto per l’occasione come centro accoglienza sfollati…la stanza messaci a disposizione ha due letti singoli, sufficientemente comodi e forniti di cuscini lenzuola federe e coperte,  ed un bagno con doccia, senza asiugamani (ricordatevi di portarli da casa).

Per quanto riguarda il vitto c’è la sala ristorante comune, i pasti sono fissi (trovate il menú appeso al mattino sulla porta di ingresso) si prende il vassoio e si fa la fila…piatti bicchieri e posate sono di carta e/o plastica. Ai tavoli ci sono solo delle bottiglie d’acqua naturale, quindi se qualcuno gradisse qualcos’altro, si deve premunire.

Per l’ambulatorio avete gia’ avuto notizie a riguardo (dista circa 3 km dall’albergo, bisogna tornare verso l’Aquila e appena passato il paese girare a sinistra direzione Marruci, seguire l’indicazione “guardia medica” e giunti al cartello “S.Lorenzo” girare ancora a sinistra. Dopo 50 metri si trova una piazzetta dove si puó parcheggiare liberamente), quindi aggiungiamo solo alcune ns considerazioni, assieme a quelle assunte dai riceventi….

La stanza e’ piccolina e i fouton vanno messi un po’ obliqui per poter operare da tutte le parti, ancorché testa e piedi rimangono comunque problematici da trattare. Ci sono ancora delle tovaglie di carta da mettere sotto a protezione, ormai logore…volevamo cambiarle ma l’albergo le aveva finite, quindi è opportuno portarne di nuove, magari quelle lunghe arrotolate. L’ideale sarebbe avere dei teli, o delle vecchie lenzuola, ma a lungo andare sorgerebbe il problema del “lavaggio” degli stessi, quindi la soluzione “carta” per il momento ci sembra la piú idonea al caso.

Nella stanza si trova un lavandino, comodo per lavarsi le mani, ma non c’è il sapone…noi usavamo semplicemente l’acqua (a tal proposito abbiamo lasciato un rotolone nuovo di carta per asciugarsi) e poi in presenza dei riceventi ci spruzzavamo un pó di disinfettante (si trova in tutti i supermercati).

A disposizione, inoltre, c’è un separe’ per dividere le zone di lavoro, ma non l’abbiamo utilizzato perche’ ci sembrava troppo “ospedaliero”… la cosa e’ stata osservata dalle persone che erano giá state in precedenza ed è stata accolta con favore, anche perché quasi tutti vengono in coppia, giá si conoscono, spesso fanno parte dello stesso nucleo familiare, quindi il contatto visivo tra loro non è sentito come “violazione della privacy”, (e francamente a noi fa comodo perché ci permette di operare piú agevolmente, in uno spazio angusto giá di suo).

Altra cosa che ci hanno fatto notare (giá evidenziata da altri operatori) è la luce dei neon, che risulta fastidiosa al ricevente supino… la stanza dispone di una finestra che da su un corridoio esterno che ancorché coperto lascia comunque entrare una luce gradevole, che puó essere aumentata lasciando aperta la porta dell’ambulatorio adiacente…cosí si puó operare tranquillamente con le luci spente.

Per l’ultimo trattamento del sabato (prossimamente le giornate si allungheranno ed il problema si risolve da se), basta accendere le luci dell’altra stanza e dell’atrio, e lasciare le porte aperte…

La stanza affiancata, oltre che “ripostiglio” per le sedie tecniche da trattamento (che abbiamo posizionato li giusto per dare spazio ed ordine alla stanza dei trattamenti), puó servire anche come “spogliatoio” per noi operatori, dove posizionare giacche borse scarpe etc…c’è un altro lavandino e una presa di corrente comoda proprio sotto la finestra, che noi abbiamo utilizzato per un bollitore elettrico. Vi ricordo che nelle vicinanze non ci sono locali, tra un trattamento e l’altro non c’è tempo (i riceventi sono molto puntuali!!!) e quindi un thé, una tisana o un caffè solubile al volo ci stanno.

Ci siamo attrezzati con dell’incenso, che abbiamo messo nell’atrio d’entrata con qualche caramella a disposizione, come cordiale segno di benvenuto, ed abbiamo portato un pó di musica dolce…

il tutto è stato molto gradito ed apprezzato dai riceventi, soprattutto dai “veterani”.

Troverete delle coperte per  i riceventi, ma sono abbastanza pesanti…noi abbiamo utilizzato le nostre piu’ leggere e colorate, in pile, ed anche questa è stata una cosa che ci hanno fatto notare.

Sembrano (e forse lo sono…) tutte stupidaggini…in fondo quello che conta è la qualitá del trattamento e non il profumo nell’aria o la musica di sottofondo, ma abbiamo pensato che piccoli segnali di attenzione come questi possono comunque far bene (soprattutto allo spirito) a questa gente, che ne ha davvero un immenso bisogno.

Non abbiamo voluto dirvi che cosa dovete fare ma semplicemente abbiamo riportato quello che siamo stati noi….. OGNUNO FA’ LO SHIATSU CHE E’ !!!!!!!!!!!!!!!

BUON LAVORO A TUTTI !!!!!!!!

Carlo e Roberta

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Il 6 e 7 febbraio è toccato finalmente a me.

Ero veramente trepidante, questa creatura che io avevo voluto e chiesto di far esistere, dico il progetto di andare in abruzzo e dare una mano (anzi, due) a chi ha avuto la sventura di vedersi la vita spezzata dal terremoto mi bruciava addosso, volevo vederla, sentirla, sapere, capire cosa avevo contribuito a mettere in piedi. Mi sono portata il mio quadernino, pronta a registrare i cambiamenti di umore, le difficoltà, gli eventuali scoramenti, gli entusiasmi, la commozione, che consideravo inevitabile.

Neanche per sogno. Il quadernino è rimasto nella borsa, ben chiuso, le emozioni sono state ridotte all’osso, lo scoramento non mi è venuto, ed al suo posto sono arrivati : l’entusiasmo, la curiosità, il sentire – proprio come descrive Masunaga – che di due si è uno.

Bellissimo, e destituito di emozioni, solo consapevolezza. Una grande consapevolezza circa il fatto di essere umani, accomunati dalla nostra condizione, di soffrire e di gioire, chiunque, in qualsiasi situazione. È in un certo qual senso impallidita la causa « terremoto » di tante ansie, delle cervicali doloranti, delle paure, della schiena che fa male, degli sfinimenti. Non era solo e non tanto il terremoto ad aver causato tutto questo, ma semplicemente il fatto che siamo umani, e che questa è la nostra reazione a quello che ci capita, terremoto o no (certo che il terremoto è un fattore scatenante niente male….). E mi sono  lasciata andare su questa sensazione, con lo spirito della madre verso i figli, tirando, ruotando, muovendo, indirizzando il mio hara, trattando kyo e jitsu con delicatezza e profondità.

La shiatsu è per me sempre fonte di una grande gioia, ed anche questa volta è stato cosi’, anche se 7 trattamenti in un giorno sono a mio parere francamente troppi, la qualità del tocco non è più la stessa, e si rischia di non essere altrettanto efficaci con l’ultimo ricevente rispetto a quelli che sono venuti prima. Capisco tuttavia il gran bisogno che c’è (tutti si lamentano del fatto che le liste sono sempre piene, e che è difficile prendere appuntamento) di usufruire dell’ascolto e dell’empatia che lo shiatsu da.

Meravigliosa gente che è venuta a stendersi sul mio futon… Devo ad una ragazza una splendida lezione sul funzionamento del meridiano dell’intestino tenue, ed a tutti – tranne una signora, che era proprio arrabbiata – la sguardo di chi si solleva a sedere dopo un trattamento. Sguardo intenso, pieno di cose appena successe, sentite eppure ancora non comprese, da elaborare. Lo stupore, il rilassamento, la gratitudine, la vergogna, la ritrosia. Mi sono rimasti dentro, confitti nell’anima, la  mano di una non più giovane signora, che mentre tiravo il suo braccio, dolcemente, si è serrata sulla mia, proprio come succede col riflesso innato dei bambini, se li si prende per le manine. La signora ha più di 70 anni, e la sua stretta è quella di un bebé. E lo sguardo di un signore, mentre mi diceva che i movimenti che ho fatto fare al suo corpo sono molto piacevoli. Lo sguardo diceva anche tante altre cose, che lui non ha espresso a parole, ma che resteranno con me per sempre!

Desidero fare un paio di notazioni di carattere tecnico : uno è il suggerimento di descrivere il naturale processo di eliminazione dei malesseri da parte dell’organismo, per evitare che quando e se si manifestano dei piccoli disagi, salga l’ansia legata ad essi. Suggerisco quindi, per chi viene dopo, di chiarire come funziona, e cosa potrebbe avvenire, in modo da fugare eventuali problemi… Una cosa che invece mi è stata riferita, è che a volte ai riceventi sono state fatte delle specie di dieagnosi, del tipo : ma lo sa signora che lei è veramente scarica di reni?

Mi ha molto colpita l’ultima signora che ho trattato, che mi ha riportato la frase di una collega : signora, lei ha l’inconscio in rivolta! La signora, che già del suo è piuttosto ansiosa, mi ha chiesto cosa questo significasse, e mi ha anche chiesto se anche io avessi delle cose da dirle… Insomma, non voglio insegnare nulla a nessuno, anzi, probabilmente da molti di voi ho più di qualcosa da imparare, ma mi sento di suggerire di essere molto prudenti nel dire certe cose alle persone, soprattutto se si tratta di gente messa a dura prova dagli eventi, come i nostri amici abruzzesi! Forse è meglio tacere, piuttosto che mettere in agitazione una persona che molto spesso non sa neppure di cosa si parla, ed in che chiave (per tornare all’esempio sopra : che ne sa la signora del meridiano dei reni, e di come si possa scaricare?).

Ho chiesto a tutti i miei riceventi come si sentissero, dopo il trattamento, e se ci fosse nel loro corpo un luogo che emergesse con sensazioni piacevoli o spiacevoli. Lo  shiatsu li ha, nella grande maggioranza dei casi, rilassati, tranquillizzati, coccolati e chiariti rispetto a cose che sentivano. In un paio di casi invece la sensazione è stata spiacevole.

Ultimissima, una raccomandazione : ricordatevi di portare  gli asciugamani!!!! Sia io che Paolo ce ne siamo scordati, e ci siamo asciugati con la carta che gentilmente ci ha fornito la direzione dell’albergo…

Buon lavoro a tutti e alla prossima!

Marta


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Siamo state a Pizzoli lo scorso fine settimana, abbiamo scoperto che da Roma, in auto, ci si arriva comodamente, nonostante la neve e il gelo!

Siamo state accolte con calore e simpatia dai giovani della reception che hanno gli elenchi delle persone prenotate e ci hanno spiegato tutto.

Il sabato abbiamo iniziato i trattamenti al poliambulatorio, le persone prenotate sono puntualissime, alcune di loro erano al settimo trattamento!

In tutti i riceventi abbiamo avvertito un vero interesse a ricevere shiatsu, un’attenzione al lavoro che ricevono e un ascolto degli effetti che i trattamenti producono. Da parte nostra abbiamo sentito di trattare persone già educate nel loro lavoro di ricevente, abbiamo constatato quanto l’impegno dei nostri predecessori abbia generato e lasciato ottimi frutti. Quasi tutti i riceventi ci hanno restituito dei feedback spontanei e ci hanno comunicato la loro riconoscenza. Una signora ci ha portato due panini buonissimi preparati da lei e dei dolci altrettanto buoni!!

Ora le persone chiedono dove poter continuare i trattamenti anche a pagamento, abbiamo risposto di prendere contatti con la F.I.S. della regione Abruzzo.

Abbiamo avuto l’impressione che, pur vivendo in uno stato di preoccupazione e paura, le persone grazie allo shiatsu, stanno andando verso una consapevolezza più profonda del proprio corpo, parlano di meno e si ascoltano di più, sono più coscienti di cosa stanno ricevendo e come lo shiatsu li stia aiutando.

Ringraziamo tanto gli organizzatori di questo progetti e tutti gli operatori che ci hanno precedute, per noi è stata un’esperienza in cui ci siamo sentite insieme a voi tutti e felici di poter aggiungere un pezzettino del nostro lavoro sulla via dello shiatsu.

Siamo consapevoli del grande lavoro di organizzazione che è stato fatto da chi si è occupato del progetto e  del grande lavoro degli operatori che ci hanno precedute!

Cari saluti e buon shiatsu a tutti.

Giovanna e Mariangela

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Queste le mie ultime considerazioni sull’esperienza a Pizzoli.
Sono stata in Abruzzo il 19/20 dicembre e il 16/17 gennaio. La prima volta non sapevo cosa mi aspettava, ero un po’ ansiosa e una volta passato il w/e ancora non riuscivo a metabolizzare l’esperienza.
Al secondo w/e sapevo già tutto, per lo meno non dovevo preoccuparmi dell’organizzazione logistica…

Anche questa volta ho incontrato persone molto diverse tra loro, uomini e donne, giovani, adulti, anziani, ognuno con i propri problemi alle spalle, familiari e di salute: li univa tutti la paura, la preoccupazione e lo straniamento che il terremoto aveva provocato, e che si erano andati ad aggiungere improvvisamente ai precedenti quotidiani problemi. Pochi sanno davvero cosa sia lo Shiatsu, pensano che sia una sorta di fisioterapia, oppure si immaginano che possa alleviare magicamente le proprie sofferenze. Molti avevano bisogno anche solo di essere ascoltati per qualche momento, bisogno di essere presi in considerazione. Persone che hanno provato sollievo e mi sono state grate solo per il fatto di essere state “coccolate” e ascoltate per qualche minuto, per avere avuto un contatto umano, che mi hanno raccontato i loro problemi personali, le loro angosce, le loro preoccupazioni. Persone a cui sono stata molto vicina per qualche momento e di cui molto probabilmente non saprò più nulla, neanche se il mio trattamento li ha potuti almeno temporaneamente aiutare (questo molto mi spiace).

In queste mie considerazioni parlo più di solidarietà che di Shiatsu….

Lo Shiatsu è stato il mezzo che mi ha permesso di fare questa esperienza di reale solidarietà, un’esperienza intensa, che permette di avvicinarsi e di rendersi davvero conto di cosa possa voler dire perdere improvvisamente tutti i più importanti punti di riferimento sociali (la casa in primo luogo, ma anche i luoghi che si è soliti frequentare, il lavoro…), e di come molto spesso, i medici di famiglia non sono in grado, non hanno voglia, tempo di ascoltare: di contatto umano e di ascolto ce n’è bisogno ovunque, e forse nelle zone in cui la gente sta materialmente bene ci si è dimenticato di questo.

L’organizzazione predisposta dall’Albergo “La Gioia” è sempre stata ottima, e le persone disponibili e simpatiche.

Spero che questa attività di volontariato possa durare ancora a lungo, a Pizzoli, ma magari anche in altre zone;
Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato perchè questa attività di volontariato sia stata possibile.

Viviana Iannazzo

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Ciao a tutti,
Anche io e Cristina in questo ultimo weekend abbiamo vissuto l’ esperienza Shiatsu in Abruzzo con grande interesse e attenzione, e ce ne siamo arricchiti !
E’ veramente un notevole sostegno ed in certi casi determinante per alcuni quello che riusciamo a dare.
Il Contatto e la Pressione funzionano !!!
Riusciamo a muovere, sensibilizzare coscienze nella giusta maniera e nel giusto modo, con cortesia, in silenzio e con tanto amore verso la strada del benessere e della serenità.
Per queste persone scosse dal terremoto e dalla Paura, le problematiche preesistenti di salute, poi le più comuni, tendenzialmente si aggravano, o altre ne insorgono e accelerano il decorso. …E se ne incontrano di
schiene dure e assopite !  Nella lista di appuntamenti infatti si è presentata gente che aveva ricevuto shiatsu già più volte nei fine settimana precedenti,  soddisfatti e disponibili. E non è poco, per chi prima di allora non sapeva assolutamente cosa fosse e come funzionasse. !!
Certo una mia riflessione immediata è stata quella, e quindi un invito, che tutti noi, al di là degli eventi catastrofici e sconvolgenti che possono  accadere (e ne accadono e ne accadranno), si prenda coscienza di noi stessi
e si acquisisca consapevolezza sulle enormi risorse individuali che possediamo, con un approccio e una visione olistica con metodiche e rimedi naturali per mantenerci quantio più in salute. Lo Shiatsu può offrirci questo !!!

Il miglior shiatsu per tutti, e che sempre più gente possa entrare nel nostro mondo.

Un caro saluto e un buon lavoro

Daniele Binarelli

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Carissima Nadia e colleghi,

come mai non ho fatto una relazione? Non c’è un motivo preciso, forse il fatto che non volevo ripetermi e raccontare cose che già erano state ben esposte, oppure perchè veramente sono stata molto colpita da quello che mi sono trovata di fronte.
Le giornate erano grigie dalle nuvole colme di pioggia e neve in arrivo, ma è lo stesso grigiore che si vedeva negli occhi delle persone che incontravi sia nella casa accoglienza che in quelle che sono venute a ricevere Shiatsu.
Mi hanno colpito tante cose.
Aver conosciuto un’anziana nella casa alla nostra prima cena di nome Vittoria, lei ci ha fatto compagnia a tavola per tutta la nostra permanenza con i racconti della sua vita e di quello che il terremoto alla fine le aveva donato: una casa, pasti pronti e la compagnia di altre persone visto il suo percorso di vita dalla nascita molto difficile, ma lei aveva sempre il sorriso e la barzelletta pronta. Mi ha trasmesso la gioia di vivere nonostante le sue disgrazie e nonostante la perdita della casa.
La prima mia ricevente si chiamava Adele…il nome di mia nonna da cui deriva il mio.
Una fatalità, non avevo mai conosciuto una persona con questo nome antico e me la trovo lì all’Aquila.
Poi tanti giovani, la terza  delle persone trattate, e questo ci ha fatto molto piacere, erano alla prima seduta e quindi non lo conoscevano. I loro sguardi dopo il trattamento  ci hanno riempito di carica e voglia di trasmettere loro questo strumento di contatto da loro molto apprezzato. Ecco l’idea di tornare da loro in primavera per un corso amatoriale di Shiatsu e Tai-Chi, .speriamo di  poter mantenere la promessa fatta.
Comunque come è successo a tanti colleghi nel ritorno la sensazione  che rimane dentro è semplicemente quella che è più quello che ci portiamo a casa che quello noi abbiamo lasciato a loro,  e questo è ancora quello che mi rimane dopo un mese dall’esperienza. Oltretutto ci tornerei anche subito, anzi ringrazio tutto lo staff che mi ha permesso di arrivare nel cuore dell’Abruzzo.
Questo è lo Shiatsu e tutto ciò che ci dona.
Un abbraccio forte forte, alla prossima..

Adelina

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