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Archive for dicembre 2009

Ammetto spudoratamente che il pensiero che mi girava in testa da un po’ di giorni era “ma cosa ci vado a fare ?”, pensiero rafforzato dal vedere che, arrivando dall’ autostrada, tutto sembrava scorrere liscio come un qualunque giorno di un dicembre prenatalizio: file di auto e camion per strada, addobbi nei negozi, orribili fantocci di babbo natale che cercano di arrampicarsi ai balconi … insomma tutto normale. Così mi saliva la “sindrome della goccia infinitesima nel mare infinito”, ovvero “ma cosa sono venuto a fare ?”

Poi, mano a mano che si andava verso il centro dell’ Aquila, ma quante auto dei vigili del fuoco, ma anche dell’ Esercito, della protezione Civile … ed all’ultima svolta per cercare un parcheggio ti si balza incontro a grandezza naturale quello che prima avevi visto spiaccicato nei pochi pollici piatti del tuo tv, senza nemmeno un giornalista che enfaticamente ti prepari “Ecco, ora le crude immagini dell’ Aquila”.
Perché crude lo sono, perché Tu sei lì, e non capisci come quella selva di impalcature, di legni inchiodati, di tiranti e cavi e nastri possano impedire a palazzi, chiese, negozi di esprimere il loro ultimo grido fracassandosi a terra come hanno fatto le altre costruzioni, sbriciolate lì a fianco.
E già, proprio a fianco di cumuli di sabbia impastati con ferri piegati da quella notte di aprile magari ci sta un palazzone apparentemente intoccato, intero, nemmeno una crepolina, una differenza atroce accomunata solo dal silenzio, irreale e profondo, che avvolge tutto, come la neve che si sta sciogliendo, e ti stupisci di vedere tra le impalcature un bar aperto, e da quel caffè comincia a crearsi una risposta .
Vado a portare un po’ di normalità, senza compiangere e senza compatire, vado ad ascoltare persone che da quella notte non riescono più a dormire, e per le quali anche una sola ora vale la riscoperta di sé, e dei propri bisogni sopiti.

Per l’organizzazione della permanenza a Pìzzoli hanno scritto più che bene i colleghi e le colleghe che ci hanno preceduti.
Da lodare i primissimi mandrake, (ma come cavolo avete fatto a fare trattamenti nella mitica “stanza 35 ” ?), ed anche la locale
organizzazione del Comune, dalla Vicesindaco ai ragazzi alla reception dell’ Hotel La Gioia.
Noi ci siamo trovati la neve, un po’ di lavoro extra di spalatura ci ha aiutati a scaldarci prima dei trattamenti, così come gli esercizi di equilibrio per non piombare a terra sull’asfalto ghiacciato.
Alcuni riceventi erano alla loro prima volta, altri alla sesta !!! Tanti anziani, quindi applicare un approccio assolutamente garbato e progressivo, anche perché poi non li vedi più, e questo è un peccato.
In effetti è strano trovarsi a lavorare su persone che hanno ricevuto diversi trattamenti secondo modalità anche molto diverse, ma poi quando ti dicono che ora riescono a muovere il ginocchio bloccato da mesi o che anche con te sono riuscite a lasciarsi andare, la domanda che ti girava in testa non te la ricordi nemmeno più.

In chiusura ci sta un frasetta di Epitteto che a mio avviso è il miglior consiglio per i prossimi che partiranno:
“Dio ci ha dato due orecchie ed una sola bocca per ascoltare il doppio e parlare la metà”

Gianni Toselli

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Cara Nadia,
scusa il ritardo con cui ti relaziono sul week end.
A Pizzoli, con Luciano mi sono trovata molto bene. Lui è di un’altra scuola
e lavora in modo diverso, ma è stato un confronto utile e proficuo e ho
avuto modo di apprezzare il suo modo di lavorare.
L’albergo era confortevole, il cibo sufficiente, l’aria buona e il paesaggio
pittoresco. Non commento sull’Aquila, che sulla via del ritorno abbiamo
visitato, perchè è stato fatto abbondantemente.
Ho trovato un grande entusiasmo e una grande disponibilità nella gente che è
venuta a farsi trattare, tutte desiderose di sapere di più dello shiatsu e
della possibilità di avere una scuola ed operatori in loco. (io avevo
preparato il materiale informativo, ma poi , dalla fretta di partire, l’ho
dimenticato a scuola).
Quasi tutti gli utenti erano già venuti ed erano al 3/4° trattamento, ed erano molto grati quando dalle mie osservazioni traevano punti di riflessione su loro stessi.
Sarebbe auspicabile, a mio parere, fare una scheda per ogni persona da lasciare in una busta chiusa alla ragazza della reception o a Benedetto, così che ogni operatore si sappia regolare meglio sul trattamento da fare, in base a ciò che è stato fatto la volta precedente. Credo, questo sia un gesto di rispetto verso queste persone che si sentono un pò smarrite nell’incontrare operatori sempre diversi e che vengono da scuole diverse.
Una signora mi ha chiesto se siamo pagati e non capiva perchè cambiavamo sempre.
La stanzetta assegnataci nell’ambulatori ha posto per un solo futon e una sedia. Io mi ero portata il mio e tutti hanno ampiamento gradito il fatto di potersi sdraiare e rilassarsi meglio (se avessere saputo magari si sarebbero lavati i terminali!!!) . Io ho provato un trattamento sulla sedia ma l’ho trovato faticoso, anche perchè non centrato su Hara e poi gli arti inferiori sono praticamente intrattatibili in tale posizione.
Rimane il problema della chiave della stanzetta nell’ambulatorio che non funzionava e, dopo varie telefonate sono ricorsi alla master key.
Credo di averti detto tutto, ma rimango a disposizione per qualsiasi  chiarimento.
un abbraccio
Tiziana Bottoni

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Carissimi,

desidero, prima di tutto darvi una bella notiza:

abbiamo ricevuto i nuovi futon offerti dalla ditta Trevilana di Treviso, due arriveranno a Pizzoli grazie a Adelina e Elena con il prossimo fine settimana, e gli altri due saranno spediti direttamente  a Onna in attesa di poter essere usati in occasione del progetto di volontariato che a breve si attiverà anche presso il centro polifunzionale in questa cittandina dove la popolazione è stata maggiormente colpita durante il recente sisma.

Vi informo invece che per il periodo delle festività non ci saranno attività di volontariato in Abruzzo: a Pizzoli per motivi organizzativi del comune abbiamo deciso, in accordo con la vicesindaco di riprendere con il 9 e 10 gennaio.

Per Onna, proprio durante le festività è prevista l’apertura  del centro Polifunzionale dove svolgeremo le nostre attività, ma in collaborazione con l’associazione Onna Onlus abbiamo ritenuto opportuno rinviare l’inizio dei nostri lavori.

Un grazie di cuore a tutti i volontari che avevano  dato la loro disponibilità per questo delicato periodo, spero che sia possibile per loro prendere in considerazione anche altri momenti nel nuovo anno che ci aspetta.

Un abbraccio a tutti Nadia

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Sull’ultimo numero della rivista Shiatsu News è stato pubblicato un articolo sulle esperienze dei volontari in Abruzzo.
Scarica l’articolo >>

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Naturalmente confermiamo tutto quanto già espresso dalle nostre colleghe che ci hanno preceduto. Cogliamo l’occasione per complimentarci con chi si è trovata a lavorare in camera con le 2 sedie: gli spazi sono veramente piccoli e il calore è da “sauna”(comprensibilissima la claustrofobia provata da un ricevente).

Tutte le persone che abbiamo trattato e che avevano già ricevuto trattamenti (sia sulla sedia, sul lettino, sia su futon) erano tutte molto soddisfatte e hanno tutte manifestato l’intenzione di continuare a ricevere.

Dalla nostra esperienza l’emozione maggiormente manifestata dai riceventi è stata la grande paura provata e quella ancora presente dentro di loro. Si potrebbe definire un “continuo stato di allerta”.

E’ stato veramente un fine settimana intenso e ricco e, come già detto, ci portiamo a casa molto più di quello che abbiamo lasciato.

E’ stato bello scoprire come “lo strumento shiatsu” in queste situazioni, dove si vorrebbe trovare le parole che possano essere di aiuto/conforto alle persone, riesca a trasmettere “le parole giuste” senza parole!!!

BUONA ESPERIENZA A TUTTI.

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Ciao a tutti

Lo scorso fine settimana sono stata a Pizzoli e spero che le mie parole riescano a spiegare le emozioni che si provano andando in Abruzzo.

L’Aquila è un pugno nello stomaco. Vedi i palazzi puntellati, fasciati di impalcature, le pareti sventrate, scorgi all’interno i mobili coperti di calcinacci, i resti di un lampadario ed è come trovarti in un’altra dimensione, dove il tempo si è fermato, la vita si è fermata.

Ti chiedi come abbiano fatto ad uscire di casa quella notte, al buio, con la terra che continuava a tremare (tante persone ci hanno detto “non finiva mai”) ,ti chiedi come faranno a dimenticare tutto questo e se mai ci riusciranno.

Poi ti accorgi che, tu che sei lì per mettere in pratica quello che hai imparato nel tuo corso di shiatsu, puoi essere un aiuto.

Vengono a farsi trattare e si concedono un’ora di stacco, per un’ora una persona, seppur estranea, si occupa di loro, cerca di dare sollievo a un malessere manifestato nel fisico ma che viene da dentro.

Sabato nella struttura che ci ospita per fare i trattamenti,c’era il dottore di turno per la guardia medica. Io e Fabrizio abbiamo parlato a lungo con lui (ha voluto avere informazioni sullo shiatsu, che non conosceva, e poi ha ricevuto molto volentieri un trattamento che ha alleviato la sua lombalgia). Ci ha detto che il terremoto ha sconvolto le loro vite non solo dal punto di vista “materiale”: non ci sono più punti di riferimento, non ci sono più centri di aggregazione, locali, cinema,  c’è la paura che accada di nuovo e non hanno nessuno di cui fidarsi (“ci avevano detto di stare tranquilli, di non preoccuparci, che non sarebbe accaduto nulla e invece… per fortuna è accaduto di notte, tanta gente era fuori, i ragazzi non erano a scuola, se no sarebbe stata una catastrofe immane”). Hanno vissuto questi mesi quasi avvolti in una nebbia, adesso che la tensione fortissima dei primi momenti è calata avvertono tutti una stanchezza buia, profonda, molto più che fisica. Hanno tanto bisogno di parlare con qualcuno e di parlare di argomenti che non siano il terremoto, il vedere persone non conosciute credo faccia loro molto bene.

Il nostro medico ha apprezzato molto l’empatia che si crea tra operatore e ricevente, e soprattutto l contatto, hanno tanto bisogno di questo, definire i loro confini significa farli sentire vivi.

Gli operatori (sanitari, volontari, forze dell’ordine) che si sono prodigati nell’emergenza e si prodigano tutt’ora hanno bisogno di un supporto, se devono continuare a reggere è necessario  che possano trovare sostegno; il dottore mi diceva che sarebbe bello poter pensare di poter riservare loro un piccolo spazio. Avranno tanto da lavorare anche per il futuro.

Gli ho consigliato di consultare il sito della FIS e di leggere l’articolo del dott. Di Stanislao (di cui ha sentito parlare perché è medico all’ospedale dell’Aquila), io e Fabrizio gli abbiamo lasciato le nostre mail per tenerci in contatto. Speriamo si possa mettere in piedi qualcosa.

Mi auguro che questo progetto possa continuare a lungo.

Quando sono partita mi chiedevo se un fine settimana di trattamenti potesse servire a qualcosa o non fosse la classica goccia nell’oceano, quando sono tornata  avevo la consapevolezza che quelle poche e semplici manovre avevano portato un momento di serenità in un universo sconvolto e, spero, la possibilità di fare un altro passo per lasciarsi alle spalle tanto dolore.

Patrizia

NB per i ragazzi che vengono dalle parti di Milano : forse lo sapete già ma nel dubbio vi dico che da Lampugnano parte una linea di autobus, comodissimo, che va da Milano direttamente all’Aquila. È molto più comoda ed economica del treno (autolinee Baltour – http://www.ibus.it)

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