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Ci aspettano….

Martedì 29 giugno io (Luciano, responsabile del progetto volontariato per la Fis) ed Angela Carlone ci siamo recati ad Onna per incontrare Marzia Masiello e Marco Carpini, reponsabili della Onna Onlus e a Pizzoli per incontrare Angela D’Andrea, sindaco di Pizzoli, per rispondere alla domanda:

Ritieni importante continuare con l’esperienza che è stata condotta a Pizzoli o è inutile continuare perché non serve più?”

Rispondono Marzia e Marco della Onna Onlus:

Il rimosso che sta emergendo adesso noi lo vediamo anche nel punto famiglia, dopo un anno, dopo l’emergenza col trauma immediato; ora che si stanno affrontando i problemi contingenti e la vita si sta stabilizzando ricominciano ad uscire i problemi legati al trauma, in modo più nascosto, non esplicito. A livello di comunicazione però non si può esplicitare, noi, per esempio, lo abbiamo visto nel punto famiglia, da un punto di vista culturale è rifiutato, non possiamo dire: “ Guardate adesso ci siamo noi che continuiamo a sostenervi per il trauma, quello che viene fuori adesso”, Perché il risultato è che le persone non vengono. Ad Onna credo che con un discorso simile le persone le fai fuggire. Nelle zone terremotate si sta assistendo fra i ragazzi ad un incremento di abuso di alcool, abusi vari, non abusi sessuali, anche se le modalità di comportamento sessuale sono cambiate sopratutto negli adolescenti, mentre le donne anche di una certa età hanno iniziato a bere moltissimo; questi sono dati che noi prendiamo dai servizi sociali dell’Aquila, sono aumentati gli allontanamenti familiari di bambini, anche i conflitti intrafamiliari sono molto aumentati e questa è una situazione gravissima, che apparentemente non si vede perché sembra che stiano tutti bene dentro casa, ma di fatto i centri di crisi antiviolenza, i sert stanno esplodendo.

Risponde Angela D’Andrea,sindaco di Pizzoli:

Io penso che sia importante che voi veniate, se avete i mezzi e la disponibilità per noi è importante, tant’è che noi abbiamo dovuto bloccare, nel momento che ci avete detto “basta”, e… ho notato che c’erano le prenotazioni che avevano già superato pure agosto, quindi è ovvio che c’è stata una buona risposta, è stato scoperto, come vi ho sempre detto, un mondo sconosciuto, ci sono stati degli apprezzamenti tanto che abbiamo dovuto gestire le persone, perché molti di loro lo volevano fare tutti i sabati e domeniche, voi capite bene che se nove persone si ripetevano sempre facevamo un servizio per nove persone. Quindi, diciamo, l’abbiamo gestito, so che molti hanno poi scelto di andare a pagamento presso qualcuno che fa shiatsu, lo hanno cercato, quindi è evidente che hanno avuto un beneficio. Lo sappiamo sia a livello verbale di tanta gente che ci ha detto che è bellissima questa cosa, di tanta gente che ci detto che è rilassante, ma anche di tanta gente che ha risolto delle problematiche, una di queste sono io. Quindi se voi ci mettete nelle condizioni di poter continuare a settembre, a noi non può che farci piacere.

Chi ha scelto di fare lo Shiatsu, lo ha fatto o per curiosità o perché ha un dolore da qualche parte, in realtà è attraverso lo Shiatsu che poi si elabora il terremoto, poi per carità che Pizzoli possa avere un’influenza minore rispetto ad Onna come peso psicologico, siamo d’accordo. Però secondo me viene elaborato durante il trattamento, non prima, non ci si va con la consapevolezza, nessuno, penso, sia andato a dire sono stressata dal terremoto e vado, ognuno ha dato la motivazione ad altro: le contratture erano dovute allo stress, all’emergenza, al dover vivere in tenda, a non dormire la notte, ma hanno avuto consapevolezza dopo il trattamento, che quello era collegato con il terremoto non prima, non era stato scelto per quello.

Per farvi capire, noi abbiamo organizzato un’equipe, un’insieme di psicologi, non ci è andato nessuno perché ognuno pensa di essere forte, di non averne bisogno e c’è poi la diffidenza dell’approccio, ecco in qualche modo si dice “ecco, io non ce l’ho questo problema”. Con lo Shiatsu abbiamo avuto l’effetto contrario proprio perché secondo me si parte da un fattore che può essere meccanico: una contrattura, o anche semplicemente “è bello, andate che vi fa star bene, è rilassante” e poi li ci si scioglie, non si ammette comunque subito, solo dopo, molto dopo. Ho sentito delle ragazze, che fra di loro dicevano: “ non avevo capito quanto mi aveva segnato il terremoto se non dopo il trattamento”, evidentemente gli operatori hanno fatto notare la situazione fisico- corpo corpo-mente, che non stava bene.

Se è possibile far ripartire il progetto a settembre, vi ringraziamo. Tutto quello che potete fare, è bene accetto, ancora grazie di tutto quello che avete fatto fino ad ora.

A.P.I.S., C.I.T.E.S e  F.I.S. con la collaborazione del Comune di Pizzoli e della Onna Onlus vogliono far ripartire il progetto di volontariato per i terremotati del sisma del 6 aprile 2009 da metà settembre in poi. Sta a noi rispondere con l’entusiasmo e la disponibilità che ci ha sempre caratterizzato e permettere che questi due progetti possano prendere forma.

Chi partecipa al progetto avrà vitto e alloggio offerto dalla struttura ospitante, mentre dovrà provvedere in proprio per il viaggio.

Chi fosse interessato a partecipare al progetto: “Tocchiamo il cuore dell’Abruzzo” può inviare una e-mail a questo indirizzo: volontariatofis@gmail.com dando la sua disponibilità.

Luciano Ardesi

Sembra che, come per molti dei nostri predecessori, l’Abruzzo ci accolga con la bruma, la nebbia ed il freddo. Arriviamo nel pomeriggio inoltrato del venerdi con 13°C e un tempo invernale anche se siamo partiti da Pistoia 5 ore prima con 26 °C e sole pieno.

Forse e’ un modo per farci entrare subito nell’ambiente e non sprecare tempo in convenevoli; c’è bisogno di portare del calore umano , di “riscaldare questa gente”.

Tutto bene all’arrivo, anche se abbiamo in albergo preso subito contatto con la realtà del terremoto e con i disagi immensi che ha creato alla popolazione. Alcune famiglie di sfollati infatti erano sistemate all’albergo Gioia, dove è facile e sopportabile sostare un fine settimana, ma molto più difficile doverci restare per lunghi periodi e lontani dalle proprie case.

(suggerimento per chi verrà: portatevi degli asciugamani, non sono compresi nella stanza)

La sera dell’arrivo, mentre parlavamo dell’indomani si percepiva che erano presenti in noi curiosità e qualche preoccupazione, soprattutto di essere all’altezza dell’impegno che ci eravamo presi.

Era la prima volta che entrambi ci cimentavamo in un tour di 10 trattamenti in un giorno e mezzo, con poco tempo a disposizione per capire e recepire la situazione di ogni persona da trattare.

La stanza per i trattamenti non è troppo funzionale, ma ci siamo adeguati, portando con noi, per fortuna, una luce da tavolo soffusa e dei teli di cotone colorati con cui abbiamo ricoperto i futon rendendo così meno freddo e ospedaliero l’ambiente. Entrambi gli accorgimenti sono stati molto apprezzati.

Inizio difficile, perché alcune persone, che avevano prenotato il trattamento, non si sono presentate; poi tutto è andato bene.

Le persone che abbiamo trattato non erano alla prima esperienza, anzi in questi mesi avevano ricevuto diversi trattamenti. Ci ha colpito subito quanto questa iniziativa sia apprezzata; tutti indistintamente hanno trovato un gran beneficio, aspettano a gloria il loro turno negli appuntamenti, sperano fortemente che il progetto continui.

E’ significativo il fatto che pur avvicendandosi operatori di diverse scuole, tutte le persone abbiano dichiarato miglioramenti sensibili delle loro problematiche, quasi a sottolineare che e’ proprio il tipo di empatia tipico dello shiatsu , che si instaura tra tori e uke, che massimalizza l’efficacia del trattamento. Questo bisogno di sentirsi capiti e considerati, per molti aspetti perduto nella realtà quotidiana, è stato molto ricorrente nei discorsi delle persone e credo che, assieme al trattamento, sia l’arma vincente del successo di questo progetto.

Le nostre preoccupazioni iniziali sono scomparse, visti gli apprezzamenti delle persone trattate. Sono persone provate, cariche di tensioni e preoccupazioni inimmaginabili, ma che si sciolgono con facilità al sorriso, come il tempo atmosferico d’Abruzzo che ci ha poi regalato per il sabato e la domenica due splendidi giorni di sole.

Più di sempre abbiamo percepito quanto sia importante che il nostro shiatsu sia efficace. In questo senso andare a Pizzoli significa assumersi una bella responsabilità.

E’ stata un’esperienza difficile da dimenticare, un contatto vero con le persone che abbiamo incontrato e con noi stessi.

Da Pizzoli si torna sicuramente arricchiti.

Quindi coraggio, facciamoci avanti, il progetto deve continuare.

Alessandro Coppini e Luca Mariani

Torna A Volare

Con la speranza nel cuore
libra le tue ali
Aquila ferita nell’anima.
Torna a volare
a sorridere alla vita,
il tempo e l’amore
siano a lenire il tuo dolore.

Maria Luca

Milano 9 aprile 2009

Il sei aprile 2009, una mattina come altre quando la primavera descrive il Bel Paese con pennellate di fresco ed un’umida nebbiolina da una parte, ed il caldo sole del sud dall’altra. Una mattina tranquilla ma che sveglia il mondo con un cattivo sapore in bocca …

Gli orientali descrivono le prime ore del mattino, quelle che precedono abbondantemente l’alba, come “il tempo del polmone”, il tempo in cui tutto ciò che è vivente accoglie in se l’energia del creato con il primo respiro del nuovo giorno. Quella notte Madre Terra ha respirato, forte, con vigore distruttivo, con noncurante possanza, proprio dal suo addome, come ignara delle conseguenze che sulle sue creature questo mantice formidabile avrebbe procurato.

E quando il resto del paese dormiva, quando pochi iniziavano il loro turno di lavoro, gli studenti crollavano sui libri alla vigilia di un esame, quando la notte brava accompagnava alle loro case giovanotti e viveur, quando i medici del turno di notte al pronto soccorso speravano che questa passasse serena ed i poliziotti giravano lentamente nelle auto di ronda … in un punto preciso della terra, “Lei” ha iniziato a danzare una danza mortale, devastante ed ininterrotta, concedendo ai cuori il terrore del panico, delle ferite, delle ossa che scricchiolano e della morte, chiudendo i corpi in prigioni fatte delle stesse case che fino a qualche istante prima delle tre e trentadue minuti erano il caldo focolare domestico, la dolce alcova, la sicura fortezza e che alcuni minuti dopo le tre e trentadue erano delle fauci aggrovigliate e cieche.

La morte ha accolto molti, troppi, tanto che ci si chiede se il destino è davvero scritto per ognuno in maniera diversa, o se tanti sono la semplice parte dell’unità. Quanto cattivo sapore in bocca quella mattina, quando una così grande “parte di noi” si era spenta soffrendo ed altrettanta lottava per sopravvivere, contando ogni secondo nel buio dei loro nascondigli, prima che picconi ed asce fiutassero la vita e la premiassero con la luce del sole. E per fortuna non faceva tanto freddo.

Ognuno di quegli esseri viventi gridava e richiamava all’appello in ciascuno di noi esseri umani fortunati (?), ogni energia residua ed il frustrante bisogno di spenderla, fino all’ultima goccia, per i fratelli che avevano danzato con la terra quella mattina del 6 di aprile. I Volontari, della Protezione Civile, dell’Esercito, delle forze di polizia e delle Armi sostenevano i Vigili del Fuoco, trattenendo il pianto e cercando il sorriso da donare a quei volti sfiniti. Subito dopo gli artigiani costruirono servizi ed oggetti da offrire a chi non aveva più nulla. I commercianti non calcolavano gli interessi ed i guadagni quando è stato il momento di inviare le loro mercanzie a chi non poteva più acquistarle. E i Medici, e i Religiosi .. Ogni persona ha socchiuso gli occhi ed ha cercato in fondo a se stessa il proprio dono.

C’è un gruppo di persone che ha studiato e studia il miglior modo per comunicare utilizzando il mezzo più antico, il linguaggio universale e comprensibile in ogni punto del globo: il toccare.

Ci siamo chiesti, alcuni con ansia e timore di inadeguatezza, altri alimentando il dubbio che non servisse a nulla, se non fosse una buona idea afferrare i nostri pollici, i palmi delle nostre mani, i nostri cuori ad essi fortemente connessi per “deformazione professionale”, prendere il nostro coraggio, la nostra consapevolezza ed il nostro amore e portarli in quei posti dove pareva che l’amore fosse morto con i tanti che oggi sono sepolti, con le ferite profonde e con le speranze deboli..

NON PER UNO O DUE GIORNI”- gridò uno di noi con rabbia “NON AVREBBE SENSO” – ed un altro –“ bene, siamo forti e tanti.. offriamo noi stessi fino a che questa gente non ci dica :”grazie, non abbiamo bisogno di voi né di tutti gli altri; siamo forti di nuovo..” – E con tanta paura abbiamo detto “Si”.

Non per tre giorni o per dieci, non con un furgoncino attrezzato o in un bel gazebo.. abbiamo chiesto un buco, che non fosse tolto a qualcuno che potesse averne più bisogno, abbiamo chiesto un po’ d’acqua ed una stufetta, se questi beni pregiati non fossero per diritto di un bimbo senza la sua mamma o di un anziano che ne ha già viste tante nella sua vita, troppe ormai.

Ci hanno dato una stanzetta, piccola ma che odorava di cuore. È lì che dormiamo la notte dal mese di Novembre dello scorso 2009. È lì che spalanchiamo le finestre al mattino per cancellare i resti del sonno. È lì che offriamo noi stessi con il sorriso ad ogni persona umana che lì non viene in cerca di una casa, non cerca il cibo migliore di quello che troverebbe nelle tensostrutture adibite allo scopo, non cerca una terapia che con amore ippocratico viene donata da chi conosce la scienza della vita.

Delle sigle sono ricamate nelle nostre tshirt, acronimi che indicano il desiderio di organizzarci in gruppi che parlino di noi, che sostengano il comune desiderio di costruirci una professione il cui nome venga riconosciuto ed apprezzato.

Ed intanto siamo in Abruzzo, ci siamo e ci resteremo fino a che ci vorranno. Per un po’ di cibo e un giaciglio offriremo il meglio del meglio di noi stessi, con compassionevole distacco, con l’amore del cuore e della mente, con le nostre mani che hanno la forza del nostro grembo. Lo faremo per ore e per giorni perché crediamo che la malta che lega i mattoni delle nuove case di Onna, di Pizzoli, dell’Aquila e delle decine di frazioni che stanno costruendo la normalità, questa malta ha bisogno del soffio del cuore per legare e divenire indistruttibile a qualunque terremoto.

Siamo individui e ci chiamiamo: Flavia, Paola, Silvia, Serena, Monica, Donata, Patrizia, Tiziana, Adelina, Elena, Viviana, Gianni, Cristina, Daniele, Giovanna, Raffaella, Cinzia, Marta, Paolo, Alfredo, Roberta, Carlo, Marcello, Maurizio, Giampiero, Endrio, Marilisa, Alessandra, Francesco, Paolo, Franco, Margherita, Federica, Elisabetta, Alessandro, Luca, Letizia, Alfredo, Claudia, Valentina, Stefania, Sergio, Mariangela, Gabriella, Marika, Stefania, Marco, Stefania, Paola, Giovanna, Raffaele, Cristina, Fabrizio, Massimo, Barbara, Danilo, Armando, Carlotta, Luciano, Fabio, Nadia…

Questi nomi sono quelli di alcuni di noi che sono andati ad offrire trattamenti shiatsu alle persone dell’Abruzzo. Sono pochi nomi per tanti di noi, e grazie all’amministrazione saggia ed attenta del comune di Pizzoli e all’infinito sostegno della Protezione Civile, abbiamo potuto lavorare con e per le persone, che non sapevano nulla di noi, che guardavano deluse le nostre mani vuote e ci cercavano, poi, per avere di nuovo quel “nulla” che offrivamo.

Così le macerie tornano a chiamarsi terra e sassi, i morti sono i maestri della memoria dei sopravvissuti, e la terra tremerà ancora, come il nostro ego che tra timori, lacrime ingoiate e mani tremanti, china il capo all’umile consapevolezza di “servire”.

I pensieri che si sono sviluppati in questo viaggio sono partiti tutti dalla parola “accoglienza”.

L’accoglienza del personale dell’albergo;

l’accoglienza delle persone lì ospitate;

il centro di accoglienza;

il nostro bisogno di sentirci accolte nell’ambiente in cui avremo trascorso quei due giorni;

il bisogno di ricreare un ambiente accogliente al centro prelievi;

vivere l’accoglienza nei vari trattamenti, noi accoglievamo le persone, loro accoglievano le nostre mani, i nostri gesti, le nostre parole;

e poi la visita a L’Aquila dove la parola accoglienza è stata sgretolata assieme a case e palazzi…

……Grazie a chi ci ha preceduto perchè ha creato un terreno fertile e ‘preparato’. I nostri riceventi infatti avevano già avuto modo di sperimentare e quindi sono arrivati con nostra felice meraviglia con abbigliamento idoneo e prima di entrare nella piccola stanzetta, già denudati delle scarpe che lasciavano nella saletta d’aspetto insieme all’ombrello e alle giacche. Già l’ombrello: due giorni di pioggia e frescolino 8,5° e nonostante la temperatura l’ambiente si scaldava dall’armonia creata dalle candele ,dagli incensi e dalla musica e la compagnia e diponibilità dei nostri riceventi, i quali ci hanno ringraziato di esistere, ci hanno chiamato angeli, “qualcuno prega per noi”; Bè noi  non sappiamo cosa dire, ci sentiamo un pò a disagio……..c’è una parte di noi (una parte non cosciente) che lavora e agisce attraverso le nostre mani……”.

Noi ci siamo sentite a casa e abbiamo cercato di trasmettere questa sensazione, facilitata dalla presenza di intere famiglie (come riceventi): padri, madri, figlie e sorelle, mariti e mogli. Nei trattamenti abbiamo seguito il nostro sentire ma anche seguito i ‘consigli’ dei nostri predecessori trasmesse dai riceventi.

Molte affermazioni nostre venivano avvalorate dalle loro conferme: ‘anche il ragazzo della settimana scorsa mi ha detto così’ ecc ecc.

Abbiamo anche pensato che visto il ripetersi dei trattamenti sarebbe stato interessante trovare una relazione su quei riceventi che sarebbero tornati la settimana successiva, anche per dare un seguito a qualcosa di iniziato (e una relazione non è necessariamente un cartella clinica)

Comunque, che dire per concludere: GRAZIE a chi ci ha preceduto, a chi ha pensato e organizzato questo evento, BUON LAVORO a chi ci seguirà.

CIAO MARGHERITA E FEDERICA CATTANEO

P.s Grazie a Marta e M.Serena che hanno messo le parole a qualcosa che anche noi abbiamo percepito.

Cara Nadia,
scusa se ti scriviamo solo adesso, sia Marta che io abbiamo avuto un po’ di problemi di varia natura che ci hanno portato lontano dal computer!
Sono tornata a Pizzoli dopo tanto tempo, sono stata felice di non aver trovato tante persone al centro di accoglienza, e le poche rimaste sembrano aver ritrovato il loro equilibrio.
Al poli ambulatorio tutto funziona bene, siamo sempre ben accolti e ringraziati, ma la sensazione nostra è che questo progetto di solidarietà e sostegno sia giunto verso la conclusione, almeno per come lo abbiamo inteso finora. Adesso le persone che usufruiscono di questo servizio segnalano disturbi, disequilibri che non sono legati al terremoto, ma nella maggior parte, sono precedenti o comunque distanti dalle tracce lasciate dal sisma. Ci viene quindi da chiedersi se abbia un senso continuare questo lavoro, e cominciare anche in altro comune, o almeno forse sarebbe meglio  chiarire che  cosa è adesso: nato come un progetto di solidarietà e sostegno, adesso è un progetto di divulgazione del nostro lavoro, allora come progetto di divulgazione e anche solidarietà potremo andare anche in altre direzioni, in altre regioni dove appunto ci sono disagi, sociali, umani,….
Siamo state anche all’Aquila, non sono rimasta questa volta sconvolta come a novembre, adesso ci sono tante impalcature, ci sono meno macerie, si nota bene che è stato fatto tanto, ma c’è ancora tanto da fare, adesso si percepisce un lieve soffio di vita…Marta invece è rimasta più colpita e più sconvolta, perché era la prima volta che vedeva la città, dopo il terremoto…e credetemi è così che si rimane nel vedere tanta distruzione.
Mentre camminavamo nel centro abbiamo visto un militare che rimetteva le chiavi delle case su una transenna, dalla quale erano cadute, ( le chiavi le avevano messe gli aquilani durante la fiaccolata di protesta), quando il militare ha visto che stavamo facendo foto ci ha chiesto di fotografare il suo “lavoro”….nella conversazione avuta, abbiamo spiegato quale fosse il nostro volontariato e subito il militare ha chiesto se fosse possibile portare lo shiatsu anche all’esercito,anche retribuendolo.
Potrebbe aver un senso invece di continuare a Pizzoli,  presentare un progetto per lavorare su coloro che dal 6 aprile 2009 sono a dare il loro contributo ininterrottamente all’Aquila e all’Abruzzo: Vigili del Fuoco e militari..
Queste sono le nostre impressioni, non so se altri colleghi hanno avuto le stesse sensazioni nostre, e magari trattato le stesse persone che abbiamo trattato noi, e quindi tratto le stesse conclusioni.
grazie
Un abbraccio e buon lavoro
Marta e M.Serena

È sabato mattina assonnati imbocchiamo l’autostrada per l’Aquila, lungo tutto, il viaggio ci chiediamo come sarà questa esperienza e cosa ci attenderà …chissà chi incontreremo…curiosità e un po’ di emozione non si possono negare.

Lungo la strada iniziamo a parlare di mille cose e mille argomenti e poi ad un certo punto la nebbia sovrasta un po’ tutto anche la nostra attenzione.

Usciti dalla galleria il banco di nebbia, visibilità 50 metri ci accompagna ancora per 3-4 km …improvvisamente è cambiato qualcosa ci siamo guardati, la sensazione è stata quella di entrare in un’altra dimensione… e già la nostra “avventura è iniziata “ !

Siamo arrivati all’albergo Gioia, l’accoglienza è stata cordiale come quando due vecchi amici si incontrano.. “ ecco queste sono le chiavi  del centro prelievi e questa è la lista degli appuntamenti  12 sabato e 6 + 2 (per soddisfare le molte richieste ) domenica “.

Arrivati  al centro, abbiamo organizzato la stanza,  ed ecco puntuali  i primi due ospiti e qui la prima piacevole sorpresa, le persone si sono  “affidate” a noi  senza alcuna remora, ci hanno raccontato i loro problemi, dei loro disagi e paure dopo il terremoto e di quella strana sensazione che nulla sarebbe più tornata come prima …ne dentro  se stessi ne fuori tra le mura e i ricordi di una vita intera …ma le emozioni non finiscono ed ecco che arrivano anche le risate …le battute …”ma che fai con quelle mani  ricami ?”  ha detto la signora  a Monica e le risate non si sono trattenute …e già dei ricami ..ma che bella espressione per esprimere quello che era nella nostra intenzione: ricamare intorno a quei corpi e quelle anime un po’ di dolce attenzione e reale sollievo,  facendo attenzione a come adoperare tutte  le nozioni e l’esperienze che lo shiatsu ormai ci regala e che in questi giorni sono stati al servizio di chi li ha chiesti e graditi.

Alcuni dei nostri nuovi amici di Pizzoli ci confermano di aver ricevuto già trattamenti da altri colleghi e di aver riscontrato dei miglioramenti e questo ci riempie di orgoglio!

Nell’organizzare, in mezzo alle mille cose dare fare nella settimana, la partenza ci è sfuggito un piccolo suggerimento di Marta (13-14 marzo)  non abbiamo portato una piccola  lampada,  per cui sabato abbiamo utilizzato le grandi lampade al Neon  della stanza che in effetti sono un po’ fastidiose.

Domenica grazie al sole abbiamo potuto spegnere le lampade ed utilizzare la luce diffusa della finestra e questo è stato gradito. Per cui consigliamo per rendere confortevole il trattamento di dotarsi di un piccolo abat-jour….la musica invece, che nei nostri trattamenti non manca mai è stata molto gradita ed ha creato un ambiente ideale per rilassarsi e che è stato poi esaltato anche dagli aromi degli  olii essenziali che hanno riscosso un enorme successo.

Dopo i trattamenti siamo pian piano tornati alla realtà, abbiamo preparato le nostre valigie e abbiamo salutato questo piccolo ma spettacolare paesino a cui dobbiamo un grande ringraziamento.

Esperienza bellissima da ripetere e da consigliare a tutti, perché nulla è più emozionante che sentire come il DARE e il RICEVERE senza nulla chiedere  è un meraviglioso sincronismo tra chi dona e chi riceve.

Grazie a tutti

Monica Saragozza e Francesco Forno

(Associati Cites )

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