I pensieri che si sono sviluppati in questo viaggio sono partiti tutti dalla parola “accoglienza”.
L’accoglienza del personale dell’albergo;
l’accoglienza delle persone lì ospitate;
il centro di accoglienza;
il nostro bisogno di sentirci accolte nell’ambiente in cui avremo trascorso quei due giorni;
il bisogno di ricreare un ambiente accogliente al centro prelievi;
vivere l’accoglienza nei vari trattamenti, noi accoglievamo le persone, loro accoglievano le nostre mani, i nostri gesti, le nostre parole;
e poi la visita a L’Aquila dove la parola accoglienza è stata sgretolata assieme a case e palazzi…
……Grazie a chi ci ha preceduto perchè ha creato un terreno fertile e ‘preparato’. I nostri riceventi infatti avevano già avuto modo di sperimentare e quindi sono arrivati con nostra felice meraviglia con abbigliamento idoneo e prima di entrare nella piccola stanzetta, già denudati delle scarpe che lasciavano nella saletta d’aspetto insieme all’ombrello e alle giacche. Già l’ombrello: due giorni di pioggia e frescolino 8,5° e nonostante la temperatura l’ambiente si scaldava dall’armonia creata dalle candele ,dagli incensi e dalla musica e la compagnia e diponibilità dei nostri riceventi, i quali ci hanno ringraziato di esistere, ci hanno chiamato angeli, “qualcuno prega per noi”; Bè noi non sappiamo cosa dire, ci sentiamo un pò a disagio……..c’è una parte di noi (una parte non cosciente) che lavora e agisce attraverso le nostre mani……”.
Noi ci siamo sentite a casa e abbiamo cercato di trasmettere questa sensazione, facilitata dalla presenza di intere famiglie (come riceventi): padri, madri, figlie e sorelle, mariti e mogli. Nei trattamenti abbiamo seguito il nostro sentire ma anche seguito i ‘consigli’ dei nostri predecessori trasmesse dai riceventi.
Molte affermazioni nostre venivano avvalorate dalle loro conferme: ‘anche il ragazzo della settimana scorsa mi ha detto così’ ecc ecc.
Abbiamo anche pensato che visto il ripetersi dei trattamenti sarebbe stato interessante trovare una relazione su quei riceventi che sarebbero tornati la settimana successiva, anche per dare un seguito a qualcosa di iniziato (e una relazione non è necessariamente un cartella clinica)
Comunque, che dire per concludere: GRAZIE a chi ci ha preceduto, a chi ha pensato e organizzato questo evento, BUON LAVORO a chi ci seguirà.
CIAO MARGHERITA E FEDERICA CATTANEO
P.s Grazie a Marta e M.Serena che hanno messo le parole a qualcosa che anche noi abbiamo percepito.




